Associazione amici di Maghen David Adom

Amici MDA Italia

Corsi di arabo per i volontari del MDA a Gerusalemme

Gerusalemme è conosciuta per essere una città complicata, composita. Nella zona Est la maggioranza non parla fluentemente l’ebraico e nella zona Ovest  la maggioranza non parla fluentemente l’arabo. Questa realtà crea difficoltà di base per il personale del Maghen David Adom dell’area di Gerusalemme che deve confrontarsi quotidianamente con problemi di lingua mentre interviene per salvare vite nelle emergenze.

Con l’intenzione di aiutare il personale del Maghen David Adom, lo scorso mese si è aperto un corso di Arabo parlato, a Gerusalemme, al quale si sono iscritti 40 volontari della stazione di Gerusalemme del Maghen David Adom. Il corso è guidato da Ziad Jadallah, un medico specializzato nelle emergenze, che è volontario al Maghen David Adom di Gerusalemme e codotto con altri 3 istruttori. Il corso di svolge una volta alla settimana ed è patrocinato dall’associazione “Jerusalem Dialogue”. Il programma dell’associazione è quello di sviluppare ogni possibile opzione di dialogo fra le due parte della città, con cura particolare alle situazioni più cruciali. Uno dei progetti dell’associazione si chiama appunto “Maghen David Adom parlando l’Arabo”. Il progetto offre una serie di sessioni di Arabo parlato integrato specifici contenuti del mondo medico che garantiscano ai medici e paramedici del MDA strumenti essenziali mentre forniscono cure mediche ai pazienti di lingua araba.

Inoltre, i partecipanti vengono condotti a Gerusalemme Est, vengono condotti nelle scuole arabe per creare contatti, farsi conoscere, avvicinarsi allo stile di vita degli Arabi, capire meglio in futuro quali possano essere le situazioni di emergenza in cui potrebbe essere richiesto il loro intervento. Ziad Jadallah, iniziatore del corso afferma: “Sono fiero nel constatare che i partecipanti al corso sono soddisfatti, ed imparano bene e con molto impegno. E’ chiaro che una cura medica parte dalla comprensione fra medico o paramedico e paziente e il dialogo deve passare per forza da una lingua comune”.

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