Associazione amici di Maghen David Adom

Amici MDA Italia

Una moto medica salva ora vite in memoria di Moni

Nei momenti di maggior escalation di violenza, gli abitanti delle zone di Israele al confine con la Striscia di Gaza hanno soltanto quindici secondi per sfuggire a un razzo, lanciato da pochi chilometri più in là. Pochi istanti sono anche quelli a disposizione dei soccorritori, che durante le emergenze sono attivi ventiquattro ore al giorno. Questo è il lavoro del Maghen David Adom, l’organizzazione israeliana di soccorso medico, nata 86 anni fa e membro attivo della Croce Rossa Internazionale e della Mezza Luna Rossa. Per aiutarla ad assolvere a tale indispensabile ruolo, l’Associazione Amici del Maghen David Adom Italia Onlus ha inaugurato nel centro beduino di Sfinat Hamidbar, non lontano da Beer Sheva, una nuova moto ambulanza dedicata alla memoria di Moni Matalon, iscritto alla Comunità ebraica di Milano precocemente deceduto un anno fa. Con la sua famiglia e i suoi amici, l’Amda ha organizzato una giornata per comprendere a fondo la realtà di luoghi delicati, osservandola da più punti di vista.

L’Amda è nata nel 2012, ed è l’unica associazione autorizzata in Italia a supportare le attività di intervento, formazione e ricerca del Maghen David Adom, mettere in contatto con esso medici italiani per facilitare scambi di conoscenze, e donare ambulanze, supporti medici e sostegno umanitario. Le moto ambulanze, in particolare, evitano il traffico riuscendo portare un primo soccorso a malati e feriti in pochi attimi, in attesa di veicoli maggiormente attrezzati. Brevi istanti, che spesso fanno la differenza. Una situazione che il gruppo ha potuto toccare con mano visitando le zone al confine con la Striscia di Gaza, minacciate non soltanto dal lancio di missili, ma anche dagli scavi di tunnel. “Gli abitanti di quest’area spesso non possono permettersi servizi di welfare, e per questo cerchiamo di aiutarli in tutti i modi possibili”, ha spiegato un rappresentante del Maghen David Adom. “Oltre al pronto intervento nei momenti di pericolo – ha proseguito – aiutiamo le scuole e le famiglie, portando loro pasti soprattutto durante le feste”. Ma non finisce qui: “Nello spirito della nostra organizzazione, il cui obiettivo primario è quello di salvare vite umane senza preclusione di etnia, colore, religione o credo politico – ha aggiunto – cerchiamo il più possibile di aiutare anche la popolazione palestinese, che non ha le stesse strutture sanitarie presenti in Israele, soprattutto per quanto riguarda la cura del cancro”.

Con il Maghen David Adom collabora anche il Corpo Medico delle Forze di Difesa israeliane – in ebraico Heil HaRfu’a – la cui base militare di Ir Habahad è stata una tappa nel corso della giornata. Lì vengono formati paramedici e medici in grado di intervenire direttamente sul campo di battaglia in soccorso di soldati e di civili, nonché di allestire ospedali da campo, la cui grande efficienza è stata testata anche nel corso di emergenze umanitarie di tutto il mondo. “Qui ragazzi di diciotto anni o poco più imparano a salvare vite nelle situazioni più complicate, grazie all’utilizzo dei nuovi supporti informatici, in grado di comunicare meglio con le nuove generazioni, e alle tecnologie più avanzate per ottenere simulazioni il più possibile realistiche”, ha spiegato un ufficiale medico. Oltre dunque ad applicazioni per cellulari e tablet e contenuti multimediali per facilitare l’apprendimento, la base militare possiede manichini-robot che riproducono fedelmente i problemi di individui feriti, stanze che rievocano vari teatri delle emergenze che i soldati potrebbero trovarsi a fronteggiare, ed equipaggiamenti medici all’avanguardia. “Facciamo ogni cosa per dare loro un’idea di quello che vedranno – ha osservato mentre il gruppo assisteva a una di tali simulazioni – ma nulla è come stare sul campo”. Il Maghen David Adom è un fondamentale aiutante in questa attività: “Qui si passa continuamente e in modo estremamente veloce dalla pace alla guerra”, ha ricordato il suo rappresentante. “E in settant’anni – ha concluso – abbiamo imparato a reagire altrettanto velocemente”.

 

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