Un parto in casa: quando il soccorritore è anche il papà
- 22 giu
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Per Uriel David Shlomi, la vita si muove costantemente tra mondi diversi. Volontario di MDA, soccorritore senior, autista di ambulanza, rabbino e padre di famiglia, è abituato a passare senza esitazione da un ruolo all'altro. Ma la chiamata più intensa della sua vita non arriva via radio. Arriva dal telefono di casa.
Quella sera comincia tranquillamente. Verso le 18:45 sua moglie avverte lievi contrazioni, nulla che sembri urgente. Uriel è andato in sinagoga per guidare la preghiera serale. Poi, tutto cambia. Intorno alle 20:00 il travaglio accelera improvvisamente. Sua moglie si trova in bagno e capisce che non ci sarà il tempo di raggiungere l'ospedale. La figlia maggiore chiama subito il padre. In quel preciso momento, in sinagoga, Uriel sta recitando la preghiera silenziosa dell'amidà quando squilla il telefono. Si precipita a casa portando con sé la borsa dell'ambulanza e il kit per il parto di MDA. Arrivato, scatta immediatamente: marito, padre e soccorritore allo stesso tempo. Sua moglie, madre esperta e da anni a contatto con il mondo dell'emergenza, mantiene una calma straordinaria. È lei stessa ad accorgersi che la neonata è venuta alla luce con il cordone ombelicale attorno al collo: sapendo cosa fare, lo rimuove rapidamente. Pochi istanti dopo, la bambina comincia a piangere.
Uriel procede senza esitazione: valuta le condizioni di madre e figlia, avvolge la neonata, taglia il cordone ombelicale, si coordina con la centrale operativa di MDA e continua a monitorare le sue pazienti. Accertata la stabilità di entrambe, fa ciò che ha fatto infinite volte per gli altri: sale su un'ambulanza e le trasporta lui stesso all'ospedale di Afula.
Per i soccorritori di MDA, ogni chiamata richiede prontezza, competenza e sangue freddo. Quella sera, Uriel ha dimostrato che queste qualità non vengono mai a mancare, nemmeno quando l'emergenza riguarda la propria famiglia.



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