Tre anni dopo il 7 ottobre: il turno che non finì mai

A tre anni dagli attacchi del 7 ottobre 2023, le storie degli operatori e dei volontari di Magen David Adom continuano a testimoniare il coraggio e la dedizione di chi intervenne nelle ore più drammatiche della storia recente di Israele. Tra queste c'è quella della squadra 245 del Negev: due paramedici, un'amicizia profonda e un turno che, quel giorno, sembrò non finire mai.
Per il paramedico Anis Abu Da'bas, il 7 ottobre iniziò alla fine di un doppio turno di lavoro presso la stazione MDA di Rahat. Per il collega Dvir Ben Zeev, invece, iniziò durante una vacanza con la famiglia nel nord di Israele. Nessuno dei due avrebbe dovuto essere ancora in servizio. Eppure, nel giro di poche ore, uno stava soccorrendo feriti da quasi un'intera giornata, mentre l'altro attraversava il Paese per prendere il suo posto.
Nelle prime ore del mattino, mentre il turno stava per concludersi, le sirene d'allarme iniziarono a risuonare. “Erano più lunghe e più intense del solito”, ricorda Anis.
Pochi minuti dopo, un minibus arrivò alla stazione con i finestrini infranti e la carrozzeria crivellata di colpi. A bordo c'erano lavoratori di Rahat diretti verso le comunità vicine a Gaza, attaccati lungo il percorso dai terroristi.
Gli operatori di MDA iniziarono immediatamente a prestare soccorso ai feriti. Quasi contemporaneamente, le comunicazioni radio diventavano sempre più allarmanti: un'ambulanza era stata colpita e un membro dell'equipaggio era ferito. Fu allora che il personale comprese la portata dell'emergenza.
Anis e il suo team furono inviati nell'area di Ofakim, dove soccorsero numerosi feriti gravi. Tra razzi in arrivo e colpi d'arma da fuoco, applicarono lacci emostatici e prestarono cure salvavita senza interruzione.
Dopo oltre 17 ore di servizio, il telefono di Anis squillò. Dall'altra parte della linea c'era Dvir Ben Zeev.
In vacanza con la famiglia, aveva seguito le notizie e chiamava per sapere come stesse il collega. Quando Anis gli spiegò la gravità della situazione, la risposta fu immediata: “Arrivo”.
Nessuno gli aveva chiesto di interrompere la vacanza né di tornare. Eppure Dvir si mise subito in viaggio verso sud. Quando raggiunse Rahat, Anis lavorava da oltre venti ore consecutive e poté finalmente concedersi una pausa.
“Ho sentito quel senso di destino condiviso - racconta Anis - Ho sentito il sostegno di qualcuno che era lì per me”.
Per Dvir, il cambio turno significò entrare immediatamente nella stessa realtà. Fu inviato nella zona di Urim, dove decine di persone necessitavano di soccorso. In seguito raggiunse un civile gravemente ferito alla testa da un colpo d'arma da fuoco.
Quella volta, ammette, ebbe paura.
“Gli spari continuavano a riecheggiare nelle vicinanze mentre sedavo il paziente, lo ventilavo e gli somministravo farmaci nel tentativo di salvargli la vita. Ho avuto paura, ma mi sono detto che dovevo mettere quella voce interiore a tacere, perché il paziente aveva bisogno di me”.
Cinque giorni dopo ricevette una notizia che non avrebbe dimenticato: quel paziente aveva riaperto gli occhi.
Tra i ricordi di quelle ore drammatiche, Dvir conserva soprattutto il valore del legame che lo spinse a mettersi in viaggio.
“Le persone che indossano l'uniforme di MDA sono la mia famiglia”, afferma. “Sarò sempre pronto a raggiungerle quando avranno bisogno di me, ovunque io sia”.
Oggi la storia della squadra 245 del Negev è parte del progetto Heroes of October 7 di Magen David Adom, che raccoglie le testimonianze di dipendenti e volontari intervenuti durante gli attacchi. Un patrimonio di memoria che rappresenta solo una parte delle centinaia di donne e uomini di MDA che quel giorno misero a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.



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