«Ti devi sentire chiamato a farlo»: R.O. parte dall'Italia per donare sangue in Israele

Ci sono gesti che si possono compiere a distanza e gesti che richiedono un viaggio. R.O., che vive nei dintorni di Firenze ed è da lungo tempo amico di MDA, dal 2003 sceglie il secondo: parte per Israele per donare il sangue a Magen David Adom, l’organizzazione che in tutto il Paese ne cura la raccolta, le analisi e la distribuzione. La quarta volta è stata a Gerusalemme, a ottobre 2026. Ci racconta cosa lo spinge a tornare.
Il legame con MDA
Come ha conosciuto Magen David Adom? Attraverso una signora della comunità ebraica di Firenze. Mi diede il numero dell’Ambasciata di Israele a Roma, che mi mise in contatto con una dottoressa del Ministero della Salute israeliano. Fu lei a fissare la donazione all’ospedale Sheba di Tel Hashomer e a indicarmi dove alloggiare per tre giorni. Era il 2003 e andai da solo. Il giorno dopo l’arrivo feci la mia prima donazione.
C'è stato un momento preciso in cui ha deciso di sostenerla? Sì, un attentato. Nel 2002 un terribile attacco colpì un pullman di bambini che andavano a scuola, e il tetto della corriera volò lontano. Da quel giorno ho cominciato a stare male per quella strage, e mi sono sentito in dovere di fare qualcosa.
Cosa l’ha portata a restare accanto a MDA negli anni? Al termine della prima donazione mi diedero del materiale che raccontava la missione di MDA fin dalla fondazione, con la sua prima presidente, Vera Weizmann. Mi colpì molto che fosse stata coinvolta in prima persona la moglie di Chaim Weizman, il primo Presidente dello Stato d’Israele. Così approfondii la conoscenza di MDA e mi legai a questa organizzazione per sempre, per il modo in cui opera e per la funzione importante che svolge.
Donare in Israele
Perché andare di persona in Israele? La scelta nasce da quella strage di bambini. Ho pensato che fosse necessario agire, e un modo era donare il mio sangue. C’entra anche la mia storia familiare: mio nonno Giacomo era ebreo e mio padre mi ha educato ad amare Israele.
Che significato ha per lei ogni volta?Aiutare il popolo di Israele. E ogni volta mi sento molto bene, molto contento.
L'esperienza
Com’è andata la sua prima visita al centro trasfusionale? Da un’ala dell’ospedale adibita ad albergo, la mattina sono sceso in reparto e sono entrato in una stanza dove c’erano due dottoresse gentilissime, che mi hanno accolto benissimo. Mi sono sentito davvero rassicurato.
Che atmosfera ha trovato?Ottima. Le due dottoresse sorridevano. Mi aspettavano, erano preparate, delicatissime nel mettere l’ago e attente con gli apparecchi, premurose e disponibili. Alla fine mi hanno fatto bere un succo di lampone.
È tornato altre volte?Sì. Le prime due donazioni le ho fatte allo Sheba, la terza e la quarta a Gerusalemme. Ho sempre trovato persone disponibili. Ogni volta sono sorpresi di vedere qualcuno venuto apposta dall’Italia, e ogni volta si ripete la stessa scena: un’accoglienza calorosa e alla fine tutti contenti, io per primo.
Le emozioni
Cosa ha provato questa volta? Questa di ottobre 2026 è la mia quarta donazione. Era da quando avevo donato l'ultima volta, nel 2022, che desideravo tornare. Ci ho pensato per tutto questo tempo. E ogni volta che finisco la donazione sono sempre più felice. Sento che ho fatto il mio dovere.
Ha percepito qualcosa di diverso dalle altre volte? No, è sempre uguale, la stessa emozione della prima volta.
C’è un’immagine che porta con sé? Sì, quella della prima donazione: la stanza con le due dottoresse accoglienti.
Pensa di tornarci ancora?
Hai voglia! Se negli anni passati non l’ho fatto più spesso è perché ero proprio impedito. Ma ora non vedo l’ora di tornare. Peccato che si possa donare solo a distanza di almeno sei mesi.
Per chi vuole aiutare
Cosa direbbe a chi vorrebbe aiutare Israele ma pensa di non poter fare molto? Non c'è niente da dire. È una cosa che deve venire da dentro, nessuno può forzarsi a farlo. Come è successo a me: ti devi sentire chiamato a farlo.
Perché è importante sostenere MDA oggi? Dall'Italia con una donazione, in Israele col sangue.Sostenere MDA con il sangue significa aiutare i civili e i militari di Israele, un paese in guerra dal 1948, e salvare vite. Donare denaro è senza dubbio più semplice. Donare il sangue vuol dire dare qualcosa di sé, che arriva dritto a chi ne ha bisogno.
Un messaggio ai sostenitori di AMDA Italia? Sostenere Magen David Adom come meglio si può. In Italia ci sono gli Amici di MDA, ed è attraverso di loro che si può fare la propria parte.
«Chi salva una vita salva il mondo intero»
Cosa significa oggi per lei questa frase? È sempre stata il mio modello di vita. Con ogni donazione sono più soddisfatto perché penso che così saranno di più le persone che MDA potrà salvare.
Per scoprire come aiutare: amdaitalia.org



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