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Adnkronos intervista il Dott. Sami Sisa Presidente di Amici di Magen David Adom Italia


La stampa internazionale si è da giorni mobilitata per chiedere il rilascio degli ostaggi. Nell'immagine qui sopra, la prima pagina del 2/11 di The Sun, testata giornalistica inglese.


È del 7/11/23 l'intervista che Adnkronos, agenzia di stampa italiana con sede a Roma, rivolge al Presidente dell'Associazione Amici di Magen David Adom Italia ETS, Dott. Sami Sisa, sulla situazione attuale in Israele.


Esprimendo la sua grande preoccupazione per i civili israeliani che da quel sabato 7 ottobre scorso sono ancora in mano ad Hamas, il Dott. Sisa informa la giornalista Melissa Bertolotti che chiederà “un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per chiederle di fare pressione dall'alto per avere notizie dalla Croce Rossa Internazionale degli ostaggi che da un mese sono prigionieri nella Striscia di Gaza".

In particolare, “è urgente che la Croce Rossa Internazionale ci faccia sapere se sono vivi, chieda ad Hamas del loro stato di salute, perché, spiega all'Adnkronos, "essa deve agire secondo i suoi principi'' e "assicurarsi in che condizioni versano queste persone, se ai bambini cambiano i pannolini, se agli anziani stanno dando le medicine''.

Afferma, il Presidente Sisa, “è una vergogna assoluta che la Croce Rossa Internazionale, di cui Magen David Adom fa parte dal 2006, non abbia mai chiesto ad Hamas di vedere gli oltre 200 ostaggi, tra cui ripetiamo, ci sono neonati, bambini piccoli, donne e anziani. Non stiamo chiedendo che ce li diano indietro, possiamo accettare che facciano parte di una eventuale negoziazione. Stiamo chiedendo di sapere se sono vivi, se stanno bene” e questo, ricorda Sisa, ''è un dovere della Croce Rossa Internazionale, non è una possibilità. Invece ci vengono chiuse le porte ogni volta che facciamo loro una richiesta”.


Sisa ricorda quali sono i principi fondanti della Croce Rossa Internazionale, come quello della imparzialità. Il movimento non fa alcuna distinzione tra nazionalità, etnia o religione, condizione sociale o appartenenza politica. Si sforza di alleviare le sofferenze delle persone unicamente in base ai loro bisogni dando la priorità ai casi più urgenti. E si chiede: “Cosa ci può essere di più urgente di un neonato strappato alla propria madre? Perché viene a chiedere dei terroristi di Hamas prigionieri, e non ha mai chiesto di vedere i nostri prigionieri, che non sono guerriglieri, ma civili inermi?”


Nel proseguo dell'intervista, il Dott. Sisa ha ricordato, di contro, tutto ciò che Magen David Adom sta invece facendo in Israele dall'inizio dell'Operazione Swords of Iron. “Magen David Adom va avanti con ostinazione, e faremo sempre di più”, afferma, “anche se non dormiamo da molto tempo”.


Di quel 7 ottobre “conserviamo l'orrore nella mente e nei filmati." In quei giorni Magen David Adom ha perso 11 persone, alcune freddate con un colpo alla nuca mentre facevano manovre di rianimazione a persone in arresto cardiaco. Da allora, in Israele, Magen David Adom si è mobilitato immediatamente, impiegando tutte le risorse a sua disposizione, a ritmi serrati, anche sotto il fuoco dei terroristi. Deprime moltissimo vedere le proprie ambulanze colpite, e a noi sta capitando giornalmente”. Dal mondo intero e anche dall'Italia, le Associazioni Amiche di Magen David Adom hanno lanciato un appello globale a donare.


Donazione economica, per far fronte alla necessità di ambulanze, equipaggiamento medico e protezioni anti proiettili per i soccorritori, ma che, in Israele, è anche di sangue e di latte. Magen David Adom, infatti, gestisce sia la Banca del Sangue che quella del latte materno. Il sangue è necessario per i feriti, civili e militari, e si sono raccolte 60 mila sacche da donatori abituali ma soprattutto nuovi, mentre il latte serve soprattutto ora, per tutti i neonati rimasti orfani o con le madri sotto shock dopo il 7 ottobre.

“Ci sono migliaia di persone in coda per donare, ogni giorno, il proprio sangue alla Banca del Sangue di Ramle”, struttura all'avanguardia, operativa a pieno regime proprio due giorni dopo lo scoppio della ferocia di Hamas. Le donazioni sono fortunatamente tantissime visto che, aggiunge il Presidente Sisa, con un po' di amarezza, “non abbiamo amici intorno che ci possano donare il sangue, come invece potrebbero fare la Francia o la Svizzera per l'Italia”. Questa grande solidarietà che si concretizza con la disponibilità a donare, sottolinea Sisa, “è l'unica cosa che ci salva in questo momento di bisogno impellente perché nel sangue c'è la vita”. Come anche nel latte materno. “Anche mia figlia è una donatrice, perché ha avuto un bambino da poco”, racconta. “Il latte viene conservato viene dato ai neonati che non riuscirebbero a vivere con latte artificiale”, e in questo momento, ribadisce, “va agli orfani dell'eccidio del 7 ottobre”.


Quella di Ramle è una struttura d'eccellenza, un edificio imponente con un centro di ricerca ematologica all'avanguardia, realizzata con le migliori tecniche edilizie e tecnologiche che proteggono i laboratori da ogni tipo di minaccia, sia essa un disastro naturale che, con più probabilità, un attacco militare missilistico o batteriologico. Questa sede così straordinaria è stata realizzata anche con le donazioni dall'Italia, ed è stata un'esigenza, costruita con tre piani interrati per proteggerla dagli attacchi continui dalla Striscia di Gaza, che finora minacciavano la banca del sangue precedente, sita nelle vicinanze di Tel Aviv. Il sangue è importante per un Paese, tanto che lo scambio di sangue tra due Paesi avviene solo con l'autorizzazione del primo ministro. La Banca del sangue israeliana è gemellata con l'Avis del Piemonte, punta di diamante della donazione del sangue in Italia.


Il Magen David Adom, sottolinea infine, “è una istituzione in Israele che rappresenta tutta la popolazione. Ne fanno parte paramedici drusi, beduini, musulmani, cristiani per la loro rappresentanza nel paese”. Lui stesso, racconta, ha avuto come istruttore “un paramedico eccezionale arabo palestinese di Gerusalemme est, che è stato premiato dal presidente Herzog per essere intervenuto sul luogo di un atto terroristico per salvare le persone, nonostante i terroristi continuassero a sparare".


Vengono ripresi gli stessi concetti dell’intervista di Adnkronos dall'edizione speciale dell'altro ieri (7/11/23) delle ore 20 del telegiornale Rai1.



L'inviato Matteo Alviti mostra il lavoro quotidiano serrato di Magen David Adom che si coordina con quello delle Forze di Difesa Israeliane (l'esercito) per far fronte all'emergenza in atto e la vastissima campagna di donazioni di sangue e di latte che sta riscuotendo un successo inaspettato.


Israele ha bisogno che il Magen David Adom sia forte, mai come adesso.

MDA ha bisogno di noi.


Potete donare a:

Associazione Amici di Magen David Adom in Italia ETS

Attraverso bonifico, IBAN IT95L0200801664000106269375

Causale: Erogazione liberale a sostegno di MDA- Operation Swords of Iron


Direttamente dal sito www.amdaitalia.org con Carte di Credito e PayPal

Oppure contattandoci al info@amdaitalia.org o al +39 392 0069690















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