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Il primo giorno di guerra visto da Arbel Cohen, un paramedico di MDA


Arbel Cohen, un paramedico del centro di smistamento chiamate MDA 101, ha lavorato ininterrottamente dallo scoppio della guerra per fornire aiuto e supporto a quanti chiamavano. Ieri, mentre il suono di una sirena antiaerea si spegneva alla centrale operativa MDA dove lavora, Arbel ha sentito che era venuto il momento di scrivere alcuni dei suoi pensieri e sentimenti. Ecco la sua testimonianza agghiacciante delle chiamate di emergenza che ha ricevuto dai residenti del sud che erano intrappolati nel massacro.

"Mi sono svegliato presto di Shabbat (sabato), il 7 ottobre. Erano le 5 del mattino e stavo viaggiando per le strade tranquille del quartiere di Shmuel Hanavi per andare ad iniziare il mio turno al quartier generale nazionale del MDA. Mentre ero in autostrada ho iniziato a ricevere notifiche di allarmi rossi nel sud di Israele e non appena sono entrato nel quartier generale di Kiryat Ono, sirene antiaeree sono scattate nel centro del paese. Non ricordo il momento in cui ho capito cosa stesse realmente accadendo. Ricordo solo centinaia di simboli con la bandiera rossa che lampeggiavano sulla nostra mappa, indicando i luoghi di emergenza. Ricordo le chiamate dei primi soccorritori che lottavano per la vita delle vittime che stavano curando. Ricordo le trasmissioni, le notifiche di emergenza, il primo soccorritore ferito, l'ambulanza colpita, l'impotenza. La consapevolezza di ciò che sarebbe successo alle persone all'altro capo della linea, la consapevolezza che non c’era modo di aiutarli, nessun modo di aiutarli. Il rumore, il caos, le urla, gli allarmi, i telefoni squillanti, i bip incessanti dei cercapersone. Ricordo il silenzio ore dopo, quando mi sono recato nel sud del paese. Strade vuote, case buie, finestre chiuse. Città dopo città, quartiere dopo quartiere, il silenzio della paura, l'odore della morte. Ricordo tutto. Esplosioni di bombe, colpi di pistola, corpi distesi ai bordi della strada, il soldato con una ferita da arma da fuoco, e un altro soldato, e un altro. Gemiti di dolore e di angoscia, sudore freddo, il rumore dell'elicottero in partenza, la paura, il battito implacabile del mio cuore. Penso ai miei amici, ai miei colleghi, quelli che sono caduti, quelli che sono stati feriti, fisicamente ed emotivamente.


Penso allo sguardo nei loro occhi, penso a loro mentre si asciugano le lacrime, e si mordono le labbra. Impegnati alle linee telefoniche, dietro le quinte, all’interno delle ambulanze che si dirigono sui luoghi della tragedia, mentre rispondono ad ogni chiamata con tutto ciò che hanno. Mi sento in soggezione verso di loro.


I volontari che prestano servizio indirizzati da me, e con me, che danno tutto e combattono per ogni singola persona, ognuno a suo modo. Che aiutano, sostengono, abbracciano e che si presentano, ogni volta, ad ogni chiamata. Che non dormono, che corrono dappertutto, per aiutare, per curare.


Che salvano vite umane.


La strada davanti a noi è lunga e c'è ancora molto lavoro da fare. Un'altra sirena antiaerea si è appena spenta. Ora possiamo lasciare di nuovo l'area protetta e continuare a combattere. Prenditi cura di te e stai al sicuro. E ricorda, in qualsiasi emergenza medica siamo qui. Insieme vinceremo".




























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