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Vite da Volontari #10: Noa Tiram e un giorno con il 101 di Gerusalemme



Il nostro nuovo appuntamento con la rubrica Vite da volontari ospita Noa Tiram, paramedico di 39 anni, che noi di MDA Italia abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente nel 2019 in occasione dell'evento “Ambulance” a Milano.

Noa ci racconta un altro aspetto del lavoro in MDA: la sua lunga esperienza l’ha portata a ricoprire il ruolo di capo-turno presso il centro di emergenza 101 a Gerusalemme. Noa non è quindi su un’ambulanza, ma ha un incarico di enorme responsabilità: fare in modo che le migliaia di chiamate che la Centrale riceve ogni giorno si trasformino in interventi veloci e puntuali per le strade di Israele.

Ecco una sua giornata tipo:

Ore 6:45 – Come sempre la prima cosa da fare è il “passaggio di consegne” tra il turno di notte e quello del mattino, in particolare devo prestare attenzione agli interventi che sono ancora in essere e si devono concludere. Durante l’ultima ondata di Covid ci sono stati molti pazienti positivi che sono stati trasportati da squadre del turno di notte in ospedali nel centro di Israele e bisogna tenerne conto.

Ore 7:00 - Il personale del turno mattutino comincia a rispondere alle telefonate. Il ritmo è già di circa 60 chiamate all'ora. Tra queste ci sono cinque pazienti COVID-19 positivi, persone che non si sono sentite bene durante la notte. Ad esempio una donna di 80 anni con mancanza di respiro, un uomo di 60 anni con sintomi che non ha chiuso gli occhi tutta la notte, un bambino di due anni di genitori che sono positivi al COVID-19, la cui febbre non vuole scendere. Tutti e cinque devono essere ricoverati in ospedale, ma non c'è posto a Gerusalemme e bisogna trovare letti nei dintorni. La giornata non è nemmeno iniziata e ci sono già almeno cinque ambulanze fuori per questi interventi.

Ore 8:00 -10:00 – Adesso non c'è un minuto da perdere. In queste ore telefonano i medici dei servizi sanitari della Kupat Holim (il servizio sanitario nazionale ndr) per sapere come si sentono i loro pazienti e se c'è stato un peggioramento delle loro condizioni: le loro chiamate vengono indirizzate a noi. Poi ci sono gli interventi di routine: un incidente automobilistico vicino a Beit Shemesh, un uomo che ha subito un ictus e che ha bisogno immediatamente di un'unità mobile di terapia intensiva, una persona anziana con un trauma e due donne in fase avanzata di gravidanza, di cui una ha già avuto la rottura delle acque. Al call center siamo impotenti, non ci sono ambulanze disponibili. Richiamiamo il personale che ha svolto il turno di notte e tutti coloro che non lavorano in questo turno e troviamo i mezzi.

Ore 10.00 - 13.00 - Il trasporto dei pazienti positivi si sta concludendo e la situazione va normalizzandosi. Ma ci sono ancora molti casi di routine molti dei quali coinvolgono persone con sintomi COVID-19: febbre alta e mancanza di respiro. I pronto soccorso sono sovraccarichi. Altri incidenti automobilistici, persone che hanno perso conoscenza, un ragazzo che è svenuto a un funerale, un incidente di violenza domestica, attacchi di cuore, infortuni sul lavoro... Ci sono più di 20 pazienti positivi le cui condizioni sono migliorate e che devono quindi essere trasportati alle loro case. Non mi sono ancora alzata dalla sedia se non per prendermi un bicchiere d'acqua.

Ore 13:00-15:00 - Come già avvenuto al mattino i medici fanno un nuovo giro di chiamate per sincerarsi delle condizioni dei loro pazienti; e c'è un'altra ondata di persone positive al COVID-19 che devono essere ricoverate: questa volta sono in 14 da trasportare all’ospedale. Dobbiamo fare un triage dei pazienti per decidere chi è più urgente e chi può aspettare. Chiamo altri due membri dello staff che sta per prendere servizio perché non ci sono più ambulanze da inviare. Nel contempo aumentano gli incidenti: un bambino che ha ingoiato una moneta e stava soffocando - abbiamo istruito i suoi genitori su cosa fare al telefono mentre l'ambulanza era in viaggio verso di loro - un litigio, altri sei incidenti stradali, un suicidio, un caso di qualcuno a cui sono state tagliate le dita, nascite…

Ore 15: 00 - 15:15 - Fine del turno. Passo le consegna al responsabile del turno serale. Mi alzo dalla sedia per la prima volta. La tensione si placa. Lavoro in MDA da quando ho 18 anni, quindi sono più di 20 anni; ma non c'è mai stata questo tipo di pressione, nemmeno durante il periodo degli attacchi terroristici. Adesso posso mangiare qualcosa e bermi un caffè ristretto. Sono stanchissima ma provo anche un senso di soddisfazione e sollievo perché tutti coloro che avevano bisogno di cure oggi le hanno ricevute.

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