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L’anno nuovo si apre all’insegna della cooperazione internazionale nell’ambito del progetto promosso dai Ministeri della Salute e degli Affari Esteri israeliani, dal Programma mondiale delle Nazioni Unite sull’alimentazione e dal Ministero della Salute etiope.

La delegazione medica formata da paramedici del Magen David Adom e da infermieri e medici di tre ospedali israeliani è stata accolta dalle equipe mediche locali per circa una settimana e ha tenuto a Addis Abeba una serie di lezioni, workshop e simulazioni pratiche rivolte a 26 medici e infermieri degli ospedali locali con l’obiettivo di migliorare la cura delle vittime di traumi.

Come ha detto il paramedico del MDA Eldar Malka, “Questa missione è di vitale importanza, in considerazione del vasto numero di vittime di traumi in Etiopia, molte di esse causati da sparatorie e incidenti d’auto. Come rappresentanti del MDA, è per noi un privilegio essere qui e poter condividere la nostra esperienza e conoscenze nell’ambito dell’emergenza medica”.







David Fiorentini, studente di medicina, presidente dell’UGEI e giornalista di Bet Magazine era tra i partecipanti italiani dell’International Seminar in Emergency Response che il Magen David Adom organizza periodicamente in Israele coinvolgendo professionisti nel settore delle emergenze da tutto il mondo. Ci ha inviato un prezioso resoconto della sua intensa esperienza di formazione che descrive non solo l’attività, ma anche le sensazioni vissute in questi giorni.

Fin dalla sua fondazione, lo Stato d’Israele si è trovato ad affrontare numerose minacce potenzialmente fatali, dall’invasione di cinque eserciti arabi nel ’48, passando per varie guerre ed escalation. In particolare, dagli anni Ottanta in poi, quando le forze avverse allo Stato ebraico si resero conto che non saranno più in grado prevalere in una guerra convenzionale, la minaccia è cambiata, dalla guerra è arrivato il terrore. Dai primi razzi lanciati da Saddam Hussein verso Tel Aviv negli anni ’90, e soprattutto con le due Intifada e le migliaia di razzi lanciati da Hamas ancora oggi.


Per questo motivo, Israele ha dovuto sviluppare un sistema di risposta alle emergenze avanzato ed efficiente, ammodernandosi di volta in volta, tanto da diventare uno dei più all’avanguardia al Mondo.


Un sistema che oggi fa letteralmente scuola, visto che si è appena conclusa la 9°edizione dell’International Seminar in Emergency Response, organizzata dal fulcro assoluto del sistema dell’emergenza preospedaliera israeliana: il Magen David Adom (MDA).


Oltre 30 partecipanti, tra medici, infermieri e paramedici, provenienti da 7 nazioni diverse, si sono riuniti a Tel Aviv dal 4 al 9 dicembre, per comprendere e approfondire le efficaci soluzioni israeliane, speranzosi di poter importare il know-how locale nei propri sistemi sanitari. Tra i partecipanti, oltre al sottoscritto, fa piacere vedere una folta delegazione italiana di ben 16 professionisti, tra cui l’intero trauma team dell’Azienda Ospedaliera di Verona e il Direttore della Maxiemergenza Regionale del Piemonte Mario Raviolo.


L’intenso programma ha previsto una prima parte teorica sul sistema sanitario israeliano, la struttura interna del Magen David Adom e le tecnologie utilizzate per ottimizzare i tempi di intervento. Solamente a titolo esemplificativo, è stata sviluppata un’app – “MyMDA” - che permette al paziente o agli astanti di allertare tempestivamente la centrale operativa di MDA, inviando, oltre alla posizione esatta, immagini e video dalla scena per preparare al meglio i soccorritori all’intervento e poter dare indicazioni agli astanti per le prime manovre nell’attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Non solo, tutti i soccorritori, anche se non in servizio (i cosiddetti “first responders”), possono ricevere un messaggio o una chiamata se avviene un’emergenza nelle loro vicinanze, così da attivarsi immediatamente per raggiungere la scena e intervenire nell’attesa dell’arrivo di un’ambulanza inviata dalla centrale operativa.


Il secondo giorno il programma è entrato più nel merito della risposta alle maxiemergenze (i cosiddetti MCI, “Mass Casuality Incidents”), passando in rassegna i vari tipi di minacce, tra cui attentati e catastrofi naturali che Israele si trova ad affrontare con maggiore preoccupazione, dai terroristi suicidi nei ristoranti o negli autobus, agli accoltellamenti, le sparatorie e la distruzione di un palazzo da parte di un missile, fino a terremoti e tsunami. Per ciascun caso, Israele ha sviluppato un protocollo avanzato, che permette di liberare il campo in tempi record, la prima ambulanza è sul posto già dopo 3 minuti, i primi feriti gravi sono evacuati entro 15 minuti, l’ultimo ferito grave entro 30 minuti e tutti i feriti lievi entro 55 minuti.


La filosofia dietro a questo impressionante numero è lo “scoop and run” ovvero “raccogli e corri”. La possibilità che ci possa essere un ulteriore esplosivo nelle vicinanze, un altro missile nei paraggi, o in generale la possibilità di un altro “Mass Casualty Incident” influenza pesantemente la gestione del rischio israeliana, per cui è si preferisce fare il minimo indispensabile sulla scena, intraprendendo un trattamento più strutturato in viaggio verso l’ospedale, in modo da lasciare la scena libera per le operazioni militari e il personale sanitario d’emergenza libero per intervenire su un’altra eventuale emergenza.

Dopo aver ricevuto ulteriori nozioni tecniche sul triage d’emergenza e la stretta collaborazione tra MDA e le forze militari dell’IDF, ci siamo cimentati presso la base militare di Zikim in una vera esercitazione con l’unità dell’Home Front Command. In uno scenario estremamente realistico, con i giovani volontari 15enni di MDA in veste di “feriti” e più di 5 ambulanze e mezzi speciali a disposizione, è stata ricreato lo scenario di un palazzo crollato a seguito dell’esplosione di un razzo. Seguendo i vari protocolli appresi nei giorni precedenti, siamo arrivati a sirene spiegate sul campo ed evacuato la quarantina di feriti tra attori e manichini. Per entrare nel cumulo di macerie invece abbiamo potuto contare sull’Unità di Urban Search And Rescue (USAR), che poi chiaramente si è trattenuta sulla scena per le successive fasi della simulazione.


Nonostante le barriere linguistiche e i diversi protocolli a cui ciascun partecipante era abituato, è stato raggiunto un buon risultato, offrendo un punto di vista unico del lavoro di MDA, vedendo le numerose direttive insegnate in classe, prendere forma di fronte ai nostri occhi.

Nei giorni successivi, continuando sull’idea di vedere le quinte del MDA, abbiamo visitato la nuova Banca del Sangue di Ramle (“The Marcus National Blood Services Center”), un immenso progetto finanziato con donazioni di 150 milioni di dollari di 6 piani, di cui 3 sotterranei a oltre 15 metri di profondità; a seguire il pronto soccorso dell’ospedale di Sharei Tzedek, e le centrali operative di Kiryat Ono e Gerusalemme, dove abbiamo visitato l’avanzato centro per le simulazioni, dotato di numerosi manichini avanzati per vari scenari clinici, oltre all’innovativo simulatore di guida per le ambulanze.



L’ultimo giorno invece è stato il coronamento del corso, non più lezioni o simulazioni, siamo saliti sulle ambulanze in servizio dislocate nella periferia di Tel Aviv e abbiamo preso parte a un vero turno di 8 ore. Che sia nelle ambulanze “bianche” ovvero Basic Life Support (BLS), o in quelle “gialle” le Advanced Life Support (ALS), il MDA ha potuto contare su 30 professionisti in più per una soleggiata giornata invernale.


Personalmente è stata l’esperienza formativa più emozionante e completa che abbia mai ricevuto. Ho sempre desiderato conoscere i meccanismi del sistema sanitario israeliano e poterlo fare così da vicino e accompagnato dai migliori professionisti del settore è stata un’opportunità incredibile di cui sono profondamente grato al Magen David Adom e in particolare agli Amici del Magen David Adom Italia ETS (AMDA) e l’Associazione Medica Ebraica (AME) che, con la loro generosa borsa di studio, mi hanno consentito di partecipare al seminario insieme ad altri due compagni di viaggio, David Treves, studente di medicina e appassionato di soccorso alpino, e Jacopo Jona Falco, giovane medico e Responsabile della Formazione e del Progetto Motomediche per l’Associazione Amici di Magen David Adom in Italia.


Poter servire il prossimo, con la bandiera di Israele sulla manica, è stato un immenso onore e orgoglio, che ancor di più mi motiva nel mio percorso accademico. Inoltre, vedere in sole 8 ore ebrei di tutte le provenienze, ashkenaziti, tripolini, yemeniti ecc…, ma anche arabi, musulmani e cristiani, è stata una fantastica occasione per vedere le diversità e la complessità della società israeliana.


E per tutto ciò bisogna sicuramente ringraziare l’instancabile Vicki Angel, Direttrice del dipartimento di sviluppo delle risorse del MDA, che fin dal primo giorno si è presa cura di ciascun partecipante come un figlio o un nipote, da tipica yiddishe momme, supervisionando ogni minimo dettaglio del corso, dal cibo fino alle esercitazioni, garantendo sempre una logistica impeccabile, anche grazie all’aiuto del suo efficientissimo staff.


Sono sicuro di poter parlare anche per i miei colleghi che l’International Seminar in Emergency Response sia stata un’esperienza che rimarrà non solo sul nostro curriculum, ma ben salda nelle nostre menti, approcciando problemi con una nuova mentalità e proponendo soluzioni da più prospettive. Concludo ringraziando nuovamente tutto lo staff di MDA, MADA Italia e AME, e invito tutti i professionisti sanitari a partecipare all’edizione del prossimo anno!


David Fiorentini






Un’altra giornata in una accogliente Comunità Ebraica d’Italia, all’insegna della vita e di quanto fare per salvarla. È quanto abbiamo vissuto alla Comunità Ebraica di Padova, dove domenica 4 dicembre si è svolta un’altra tappa del Progetto “Datti una mossa dagli una scossa” con cui gli l’Associazione Amici di Magen David Adom Italia ETS stanno installando defibrillatori nei più importanti luoghi ebraici d’Italia. Un progetto reso possibile grazie anche al contributo dell’UCEI a valere sui fondi 8x1000 del 2021.

Come è ormai tradizione la giornata è stata divisa in due parti: al mattino il corso di BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) tenuto dai formatori della Croce Rossa di Padova Endrio Agostini e Massimo Montagnin. Tante domande e tanto interesse da parte dei 13 allievi. I formatori hanno messo in evidenza l’importanza di saper riconoscere i segni che possono farci sospettare di avere a che fare con un arresto cardiocircolatorio e gli anelli della catena del primo soccorso: pochi, ma che devono essere ben saldi se dobbiamo iniziare le manovre senza perdere tempo. Allo stesso modo, è stata ribadita l’importanza di memorizzare il più possibile le procedure proprio attraverso momenti di formazione, anche allo scopo di tenere sotto controllo lo stress emotivo che può subentrare intervenendo in un momento di emergenza.

Al pomeriggio l’inaugurazione del defibrillatore, collocato all’ingresso dei locali della Comunità Ebraica di Padova, ma segnalato anche all’esterno dell’edificio, in modo che chiunque ne abbia bisogno, non solo all’interno del complesso, possa sapere della sua esistenza. La piccola cerimonia ha visto la presenza della Coordinatrice nazionale di AMDA Italia Silvia Voghera ed è cominciata con le parole del Presidente della Comunità Ebraica di Padova Gianni Parenzo, seguito dall’Assessore al commercio Antonio Gressa che ha portato i saluti del sindaco Sergio Giordani e dal Presidente del Comitato della Croce Rossa di Padova Giampietro Rupolo, che ha espresso il piacere che sempre più defibrillatori vengano diffusi nel territorio. Erano presenti anche la Vicepresidente della Comunità Gina Cavalieri e Davide Filippi, Rappresentante del Comitato Regionale CRI del Friuli-Venezia Giulia e referente del progetto per la CRI e alcuni consiglieri e membri della Comunità ebraica.








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