top of page

Quando tutto è cominciato, il 7 ottobre scorso, appena 18 giorni fa quando tutto è cominciato, sarebbe dovuto essere un giorno di festa - Simchat Torà.

Nessuno avrebbe pensato ad un attacco da parte di Hamas, e di questa portata.

La mattina del 7 ottobre, in quello che viene chiamato "l'oscuro Shabbat", Elor Tuille, un residente di Sderot, la prima comunità pesantemente colpita da Hamas, al suono delle sirene lascia la famiglia - moglie e 5 bambini - nel rifugio e insieme agli altri paramedici della stazione MDA di Sderot si precipita a soccorrere le prime vittime della follia dei terroristi. Sono chiusi in una ambulanza anti-proiettili, ma si trovano sotto il fuoco nemico. Non esitano.


Elor, insieme ai colleghi Amit Hananya e Netanel Dahbash, iniziano ad evacuare i feriti, e scoprono che un altro paramedico, Hananel Gerafi, è stato colpito seriamente. Mentre soccorrono l'amico volontario e i civili vengono anch'essi presi di mira. Con grande fatica riescono a portare via, al sicuro, tutti i pazienti, trasportandoli nelle vicine stazioni MDA o negli ospedali.

Elor continua a soccorrere persone sotto il fuoco nemico fino al calare della notte. Non ha voglia di parlarne. Per quello che lo riguarda, ha agito come ogni altro membro dello staff del MDA, e pian piano tira fuori i nomi di tanti paramedici che erano lì, a soccorrere a rischio della vita, e che hanno salvato tante persone.

"I veri eroi", dice, "sono stati mia moglie e i miei figli, lasciati soli nel rifugio, nonostante il rischio di essere colpiti dai terroristi e dal fuoco dei razzi, e che mi hanno esortato ad andare a salvare gli altri."


Le storie come quelle di Elor non sono infrequenti, e stanno man mano emergendo. Il coraggio e lo spirito di sacrificio di questi paramedici, volontari i più, del MDA, è encomiabile. Veri eroi del nostro tempo scellerato.


E intanto questo tempo incalza e preme, e MDA è costantemente in prima linea. E come si consumano i minuti e le ore, così si consumano le risorse.


Il livello di emergenza è salito a 4, il che significa che il 100% dei mezzi sono impiegati 24/7. Il Magen David Adom ha urgentemente bisogno di materiali medici di base per rifornire le scorte, che si consumano a ritmo vertiginoso:

- Bendaggi a pressione avanzata, 5 euro

- Bendaggi emostatici, 17 euro

- Torniquettes, 17 euro

- Sigilli Adesivi per il torace, 19 euro, ognuno

- Maschere per l'ossigeno, 25 euro l'una

- Pacchi di bende sterili, 50 euro l'uno


Questi sono solo degli esempi dei materiali necessari. Pochi euro per salvare una vita.


Israele ha bisogno del Magen David Adom, e il MDA ha bisogno di noi.


Potete donare a:

Associazione Amici di Magen David Adom in Italia ETS

Attraverso bonifico, IBAN IT95L0200801664000106269375

Causale: Erogazione liberale a sostegno di MDA- Operation Swords of Iron


Direttamente dal sito con Carte di Credito e PayPal


Oppure contattandoci al info@amdaitalia.org o al +39 392 0069690















 

Arbel Cohen, un paramedico del centro di smistamento chiamate MDA 101, ha lavorato ininterrottamente dallo scoppio della guerra per fornire aiuto e supporto a quanti chiamavano. Ieri, mentre il suono di una sirena antiaerea si spegneva alla centrale operativa MDA dove lavora, Arbel ha sentito che era venuto il momento di scrivere alcuni dei suoi pensieri e sentimenti. Ecco la sua testimonianza agghiacciante delle chiamate di emergenza che ha ricevuto dai residenti del sud che erano intrappolati nel massacro.

"Mi sono svegliato presto di Shabbat (sabato), il 7 ottobre. Erano le 5 del mattino e stavo viaggiando per le strade tranquille del quartiere di Shmuel Hanavi per andare ad iniziare il mio turno al quartier generale nazionale del MDA. Mentre ero in autostrada ho iniziato a ricevere notifiche di allarmi rossi nel sud di Israele e non appena sono entrato nel quartier generale di Kiryat Ono, sirene antiaeree sono scattate nel centro del paese. Non ricordo il momento in cui ho capito cosa stesse realmente accadendo. Ricordo solo centinaia di simboli con la bandiera rossa che lampeggiavano sulla nostra mappa, indicando i luoghi di emergenza. Ricordo le chiamate dei primi soccorritori che lottavano per la vita delle vittime che stavano curando. Ricordo le trasmissioni, le notifiche di emergenza, il primo soccorritore ferito, l'ambulanza colpita, l'impotenza. La consapevolezza di ciò che sarebbe successo alle persone all'altro capo della linea, la consapevolezza che non c’era modo di aiutarli, nessun modo di aiutarli. Il rumore, il caos, le urla, gli allarmi, i telefoni squillanti, i bip incessanti dei cercapersone. Ricordo il silenzio ore dopo, quando mi sono recato nel sud del paese. Strade vuote, case buie, finestre chiuse. Città dopo città, quartiere dopo quartiere, il silenzio della paura, l'odore della morte. Ricordo tutto. Esplosioni di bombe, colpi di pistola, corpi distesi ai bordi della strada, il soldato con una ferita da arma da fuoco, e un altro soldato, e un altro. Gemiti di dolore e di angoscia, sudore freddo, il rumore dell'elicottero in partenza, la paura, il battito implacabile del mio cuore. Penso ai miei amici, ai miei colleghi, quelli che sono caduti, quelli che sono stati feriti, fisicamente ed emotivamente.


Penso allo sguardo nei loro occhi, penso a loro mentre si asciugano le lacrime, e si mordono le labbra. Impegnati alle linee telefoniche, dietro le quinte, all’interno delle ambulanze che si dirigono sui luoghi della tragedia, mentre rispondono ad ogni chiamata con tutto ciò che hanno. Mi sento in soggezione verso di loro.


I volontari che prestano servizio indirizzati da me, e con me, che danno tutto e combattono per ogni singola persona, ognuno a suo modo. Che aiutano, sostengono, abbracciano e che si presentano, ogni volta, ad ogni chiamata. Che non dormono, che corrono dappertutto, per aiutare, per curare.


Che salvano vite umane.


La strada davanti a noi è lunga e c'è ancora molto lavoro da fare. Un'altra sirena antiaerea si è appena spenta. Ora possiamo lasciare di nuovo l'area protetta e continuare a combattere. Prenditi cura di te e stai al sicuro. E ricorda, in qualsiasi emergenza medica siamo qui. Insieme vinceremo".




























 

L'American Heart Association ha inviato due giorni fa una lettera di solidarietà all'attenzione di Eli Bin, Direttore Generale di Magen David Adom, in cui esprime il suo sostegno allo staff e ai volontari del MDA, nonché allo Stato di Israele.


I capi dell'AHA parlano in questa lettera degli effetti che la guerra ha sul peggioramento dei sintomi da trauma, sull'aumento della pressione sanguigna, sulle malattie cardiache e sugli ictus. La grande mole di lavoro di MDA nel fornire servizi medici di emergenza, servizi di ambulanza e servizi trasfusionali, si carica oggi di un nuovo significato alla luce della terribile tragedia in Israele.

L'AHA invia le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e prega per il ritorno sicuro dei rapiti e dei dispersi. Sperando in tempi di pace.























 

Conferma la tua iscrizione cliccando sull'email che ti abbiamo inviato

Associazione Amici di Magen David Adom in Italia ETS

Sede legale Via Giacomo Leopardi, 1 - 20123 Milano

email info@amdaitalia.org
tel +39 392 006 9690
IBAN IT95L0200801664000106269375

BIC/SWIFT UNCRITM1S54

codice fiscale 92067200136

  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Photo credit: Amar Amit, Eliran Avita,

Assf Berzinger, Assi Dvilanski,

Yehezkel Etkin, Nathan Kudinsky,

Aba Richman, Ido Rosenblat, Eli Wissl

MDA Operational unit

© 2025 MDA Italia ETS

bottom of page